Una breve vacanza nella Sicilia Occidentale - di Antonio Di Federico Stampa
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Era d’obbligo, ma soprattutto un piacere, ricambiare la visita fatta in Abruzzo dall’amico Franco Alloro, (socio onorario del G.F. La Genziana per chi conosce il gruppo) ed allora eccomi qui a dare un’occhiata alla parte occidentale della Trinacria.

Dopo un breve trasporto dall’aeroporto di Palermo si arriva a Sambuca di Sicilia. L’impatto non fu un successo, ma subito fui colpito dalla maestosità della Chiesa del Carmine o Madonna Dell’Udienza posta su di un’altura come volesse emergere dal resto del paese.

A Sambuca di Sicilia la festività della Madonna dell’Udienza è indescrivibile. La fede che portano per la Vergine i sambucesi è qualcosa di soprannaturale. Per dirla in due parole, la Madonna, viene scesa dall’Altare il pomeriggio della domenica, con un carrello che scorre su un binario inclinato fino al fercolo a forma di trono su cui viene posta. La sera della domenica viene portata a spalle da almeno 80 giovani prestanti che fanno parte della Confraternita di Maria SS. L’uscita dalla Chiesa e il giro per il paese dura tutta la notte, dalla sera alle 21.00 della domenica fino al lunedì mattina verso le 05.00-06.00 camminando con un movimento cadenzato molto strano a tratti veloce a tratti lento. Tutto ciò si può godere solo di persona.

Ospitati e rinfrancati dal viaggio, il giorno successivo era doverosa una visita al paese, che neanche a dirlo si rivelò il contrario di quanto avessi immaginato.(vedi immagini)  dopo la lettura guarda le immagini su ULTIME NOTIZIE

All’inizio del Corso Umberto I, si ammira la suddetta Chiesa, maestosa ed imponente con all’interno la Vergine con il Bambino in braccio che con il suo dolce sguardo sembra volesse far grazia a tutti coloro che le rivolgono una preghiera. Nell’ex Monastero di Santa Caterina si trovano: l’Antiquarium dove sono custoditi 420 reperti archeologici del sec.IV-VI a.C. ritrovati sul Monte Adranone; una permanente di Silvie Clavel artista parigina ma sambucese d’adozione che lavora sculture tessili solo intrecciando e annodando corde con immensa maestria, raffigurando animali, oggetti e figure umane e una mostra permanente di autori UIF che raccontano con le immagini la storia delle origini della terra di  Zabut che fondò Sambuca dopo lo sbarco in Sicilia nell’827. Proseguendo lungo il corso ci accoglie un piccolo rinnovato teatro comunale ”L’Idea” che denominarlo “Bomboniera” sarebbe quasi disprezzarlo. Sul marciapiede opposto l’ex Chiesa San Calogero oggi “Istituzione Gianbecchina” dove sono custoditi i meravigliosi oli, disegni ed acquerelli di uno dei più famosi pittori siciliani quale Gianbecchina, donati al Comune di Sambuca di Sicilia.

I vicoli Saraceni dislocati in una zona del paese hanno mantenuto dalla costruzione  la loro struttura come per incanto e poi il Palazzo Panitteri un tempo della famiglia omonima ora  in gestione del comune, ristrutturato con tanta maestria, dove si espongono personali di pittura, fotografia e scultura.

Nel paese troviamo ancora la Chiesa Matrice, costruzione del ‘600 che occupa una parte del Castello di  Zabut. Proseguendo verso la parte alta troviamo il Terrazzo Belvedere o Calvario dove nel secondo ‘800 furono demolite le rovine che restavano, e vi fu ricavato un terrazzo per celebrarvi la Crocifissione del Venerdì Santo.

A Sambuca in questo periodo l’ex Chiesa di San Sebastiano è stata dimora di una mostra fotografica inerente al IV concorso fotografico nazionale organizzato dal G.F. Sambucese e il III Memorial a Calogero Cicero fotoamatore scomparso prematuramente che i sambucesi  ricordano ogni anno; annessa alla mostra vi troviamo una meravigliosa personale del nostro amico  Vittorio Toselli pescarese doc, con immagini Polaroid formato 35x50.

Il giorno successivo allontanandosi un po’ dal paese che conta circa 6000 anime, siamo saliti sui 300 mt. per trovare la Torre di Pandolfina e alla parte opposta la Torre di Cellaro dove la Madonna dell’Udienza fu ritrovata per caso durante dei lavori di scavi dopo svariati anni. Riscendendo verso Sciacca ci colpisce la vista una sconfinata pianura di vigneti, uliveti e foraggi.

Arriviamo al Lago Arancio, si nota la bella fortezza Mazzallakkar che testimonia l’origine di Al Zabut e la bella veduta panoramica di Sambuca di Sicilia, alzando gli occhi  scorgiamo una cicogna che aveva nidificato su un traliccio di alta tensione, un giro e si ritorna aspettando il domani.

L’indomani insieme al prof. Vittorio Pedone amico di Franco Alloro facciamo visita al Museo delle Trame di Gibellina dove come in ogni parte della Sicilia sono conservati beni culturali. Nel cortile antistante ci colpisce la famosa Montagna di Sale di Mimmo Paladino, l’opera realizzata in cemento bianco esalta tramite cavalli che vi fuoriescono, l’istinto, la forza e la passionalità. Poi uno sguardo addolorato alla Valle del Belice la quale tutti ricordiamo per lo spaventoso terremoto del “68”che distrusse totalmente il paese di Gibellina ricostruito in un secondo tempo a circa 18 km. dalla sua naturale dimora con gravissimi disagi per tutti i residenti. Qui restiamo di stucco nel vedere un’enorme colata di cemento posta sul paese sprofondato dove sono state lasciate in evidenza solo le vie che collegavano i vari quartieri, immagini terrificanti che solo chi ha vissuto quel terremoto può ancora “ricordare”.

Passiamo alla visita di Gibellina nuova e purtroppo troviamo un paese   fantasma con 1500 abitanti ma con un territorio dove ne andrebbero almeno 15000. Qui tutti i più grandi architetti e scultori sono stati invitati a lasciare un segno, come: la Chiesa sferica di Ludovico Quaroni, la Croce di Consagra, il “Sistema delle Piazze”di Laura Thermes e tante altre sculture mastodontiche in ferro, acciaio e in  muratura  per riempire gli enormi spazi. E poi un Teatro in costruzione da 25 anni ancora da ultimare.

Il lunedì insieme al prof. Ugo Panitteri (pozzo interminabile di cultura) si va a far visita alle Saline con i bellissimi mulini una volta a vento per il travaso delle acque da una vasca all’altra delle saline e la  raffinatura del sale raccolto nelle enormi vasche create dalla sapiente mano dell’uomo, quindi con una piccola imbarcazione ci dirigiamo all’Isola di Motya dove una quantità  straordinaria di materiale archeologico è raccolto nel museo Giovanni Whitaker e nel suo interno ci accoglie la meravigliosa statua in marmo bianco dell’Anatolia del giovinetto di Motya.

Nel pomeriggio una visita alla città di Trapani non poteva mancare, il suo bellissimo panorama sul mare e l’imponente Torre di Ligny a guardia della città, la Colombaia posta su un isolotto a difesa del porto di Trapani, questo castello è uno dei migliori esempi di architettura militare in Sicilia, il Villino Nunzio Nasi una volta sede del “Dazio” che conserva i mobili d’epoca.

Nella chiesa di San Pietro lo sguardo non può far a meno di posarsi su uno degli organi più famoso del mondo per la sua completezza di suoni e strumenti in esso installati. Una meraviglia nelle meraviglie, affreschi, marmi e sculture ci riempiono gli occhi.

Nella Chiesa del Purgatorio sono custodite opere in carta pesta raffiguranti 21 “Misteri” a grandezza d’uomo i quali vengono portati a spalla dai fedeli per la festività della Santa Pasqua. Ma per visitare Trapani con i suoi palazzi, le Chiese, i monumenti, il porto ecc. occorre forse un po’ più di tempo.  Penultima meta da visitare Sciacca rinomata per le sue ceramiche e  le sue Terme, uno sguardo agli aranceti di Ribera, arance famose in tutto il mondo. Si entra nelle immense coltivazioni e ci si trova inebriati dal profumo dei meravigliosi fiori bianchi. Il Dott. Cav. Paolo Ganduscio ci spiega con parole quasi “profumate” tanta è la sua passione per le sue figlie “le arance” tutto il ciclo di vita dell’albero, “Dalla terra alla tavola” e noi ne prendiamo quasi lo spunto per la realizzazione di un concorso fotografico. Si torna a casa a malincuore pensando all’indomani “ultimo giorno”.

Tempo stupendo e noi prima del ritorno in Abruzzo insieme all’amico Franco facciamo un’ultima tappa. Il Duomo di Monreale a tre navate e il Convento delle Benedettine. Se si volesse descrivere quanti mosaici vi sono nel Duomo occorrerebbe un intero mese, infatti, non vi è modo per descriverli per il loro numero, la loro bellezza e il loro posizionamento. Anche il Convento nel suo porticato quadrangolare è tappezzato di mosaici su tutte le colonne che lo circondano e visitando il meraviglioso giardino dove un tempo le Benedettine passeggiavano raccolte in preghiera, ci accorgiamo che il nostro tempo sta per scadere, ci resta solo lo spazio necessario per un’occhiata a Partinico dove abita il sig. Salvatore Noto, uno dei più famosi Pupari siciliani e per un pranzo presso il ristorante tipico “La Montagnola”, poi di corsa all’aeroporto. Un breve saluto e un abbraccio all’amico Franco e alla sua dolce metà che ci hanno ospitato e fatto da cicerone, un arrivederci alla bella Sicilia e poi in volo.

(Antonio Di Federico)